Dopo aver parlato di Casoli e della sua storia, il nostro viaggio nella memoria e nelle tradizioni dell’Abruzzo continua. E lo fa seguendo proprio uno dei tratti più suggestivi del litorale adriatico: quello punteggiato dai trabocchi.
Queste straordinarie palafitte in legno, protese verso l’acqua come giganti custodi della costa, rappresentano uno dei simboli più autentici dell’identità abruzzese. Un patrimonio che da sempre sta a cuore alla visione di Media Radio Castellana e al nostro editore, legato da profonde radici storiche a questo territorio.
Un’architettura senza architetti: le origini
L’origine dei trabocchi affonda le sue radici nella necessità e nell’ingegno popolare. Nati, secondo le fonti più accreditate, tra il XVI e il XVII secolo (sebbene alcune leggende ne collocano i primi rudimenti persino all’epoca dei Fenici), i trabocchi rappresentano un brillante esempio di “architettura senza architetti”.
La loro invenzione rispondeva a una sfida fondamentale: pescare senza affrontare i pericoli del mare aperto. I contadini e i piccoli artigiani della costa abruzzese, non avendo confidenza con la navigazione e non disponendo di imbarcazioni adatte a sfidare le correnti dell’Adriatico, idearono queste palafitte ancorate alle scogliere. Attraverso un complesso ed ingegnoso sistema di pali in pino modellati dalla salsedine, funi di canapa, argani e grandi reti a bilancia calate in acqua, era possibile intercettare i banchi di pesce direttamente da terra.
Il legame con il Vate: gli “anfibi antidiluviani”
È impossibile scindere la storia dei trabocchi dal loro racconto letterario. Fu proprio Gabriele D’Annunzio a renderli immortali nel panorama culturale italiano ed europeo. Nel suo romanzo Il Trionfo della morte (1894), scritto in gran parte durante il suo soggiorno all’Eremo di San Vito Chietino, il poeta descriveva il celebre Trabocco del Turchino con parole entrate nella storia
«La macchina pareva vivere di una vita propria, aveva un’aria e un’effige di corpo animato… simile allo scheletro colossale di un anfibio antidiluviano.»
Per D’Annunzio, le strutture di legno scricchiolante non erano semplici attrezzi da pesca, ma creature viventi in perfetta sintonia con la forza degli elementi.
Dal lavoro al mito: la Costa dei Trabocchi oggi
Oggi il tratto di litorale che da Ortona si estende fino a Vasto (in provincia di Chieti) prende orgogliosamente il nome di Costa dei Trabocchi. Se in passato queste strutture hanno garantito la sopravvivenza di intere generazioni di famiglie contadine e marinare, oggi vivono una seconda giovinezza.
Molti trabocchi, sapientemente restaurati nel rispetto delle tecniche tradizionali di incastro e costruzione, si sono trasformati in rinomati ristoranti sul mare o in spazi culturali suspended tra terra e cielo, offrendo ai visitatori un’esperienza sensoriale unica.
I trabocchi rimangono la testimonianza tangibile dell’anima dell’Abruzzo: una terra capace di unire la solida resilienza della pietra e del legno al respiro infinito del mare. Un’eredità d’ingegno che Media Radio Castellana continua a valorizzare con profondo orgoglio ed entusiasmo.
Giorgia Bertelli

